GLI EFFETTI DELLE IMPOSTE

 

 

IL COMPORTAMENTO DEL CONTRIBUENTE

Il contribuente può reagire all’imposta in modo diverso: può pagarla, può cercare di sottrarsi al pagamento con metodi legittimi  e conformi alle leggi o illegittimi; può aumentare o diminuire la propria attività, per far così fronte al maggior onere impositivo; può cercare di far ricadere su altri l’onere del pagamento, se ciò è consentito dal particolare mercato in cui opera.

Gli effetti microeconomici delle imposte sono:

evasione, elusione, rimozione, elisione, traslazione, ammortamento, diffusione.

 

Evasione

L’evasione fiscale è il comportamento di chi, violando la legge, si sottrae del tutto (evasione totale) o in parte (evasione parziale) al pagamento del suo debito d’imposta.

Può essere attuata con diversi espedienti.

- Con inosservanza di adempimenti tributari: omesse dichiarazioni, assenza di registri contabili, mancata o insufficiente documentazione di operazioni, ecc.

- Con comportamenti fraudolenti: alterazioni o distruzioni di documenti, false dichiarazioni e attestazioni, simulazioni di atti giuridici, deduzione di passività inesistenti,  distruzione o scorretta tenuta delle scritture contabili per aumentare le spese e diminuire i ricavi, mancato rilascio di fatture e ricevute fiscali,  ecc.

La lotta all’evasione richiede una grande efficienza nell’accertamento tributario e nel sistema dei controlli, in modo da ridurre al minimo la probabilità che il comportamento dell’evasore non sia scoperto e punito.

Evidenti risultano i danni per il fisco e per il mercato:

- il gettito dei tributi diminuisce e correlativamente si aggrava il disavanzo pubblico, con conseguente incremento della pressione fiscale o ricorso all’indebitamento;

- il sistema dei controlli necessario a fronteggiare l’evasione assorbe risorse materiali e umane distogliendole da altri impieghi e fa aumentare la spesa per l’accertamento e la riscossione.

- la distribuzione del carico tributario diventa iniqua, perché i contribuenti onesti devono pagare per gli evasori, dovendo concorrere a finanziare la spesa pubblica anche per la parte che spetterebbe a questi ultimi;

- sul mercato si alterano le condizioni della concorrenza , in quanto gli evasori, sottraendosi al peso delle imposte, sostengono un minor costo e si trovano in una situazione di vantaggio rispetto agli altri operatori economici.

 

Schema: il circolo vizioso dell’evasione fiscale:

 Evasione fiscale ->   Si riducono le entrate ->

Per reperire le risorse necessarie viene aumentata la pressione tributaria ->

I non evasori devono di conseguenza pagare un maggior onere d’imposta, il che favorisce una maggior evasione ->     Evasione fiscale.

 

Elusione

L’elusione fiscale è il comportamento chi, aggirando (eludendo) la legge senza violarla, si sottrae all’obbligo del pagamento dell’imposta.

Si realizza con atti di per sé non illeciti diretti ad aggirare gli obblighi tributari. Il contribuente colpito dall’imposta evita il pagamento dell’imposta avvalendosi delle lacune o delle ambiguità della normativa tributaria.

Esempi:

- si intesta la seconda casa ad un familiare per pagare imposte minori;

- si installa sull’automobile un impianto a gas per evitare di pagare le imposte sulla benzina;

- si assume il numero di dipendenti necessario per usufruire di sgravi fiscali;

- si deducono spese fittizie dichiarando le vacanze come viaggi d’affari e i pranzi con gli amici come colazioni di lavoro;

- si cambia forma sociale per aggirare imposte;

- ecc.

  Gli effetti negativi sono simili a quelli dell’evasione: il fisco che riceve un gettito inferiore  e per il mercato vede contrarre la produzione (o il consumo) dei beni colpiti per eliminare la materia imponibile.

L’elusione può essere ridimensionata rendendo più semplici e razionali  le norme fiscali.

 

Rimozione

La rimozione dell’imposta si ha quando il contribuente, per alleviare l’onere d’imposta, modifica il proprio tasso di attività (o i propri consumi).

Può assumere due forme:

- rimozione  “positiva” e  rimozione  “negativa” , a seconda che la reazione del contribuente consista, rispettivamente , in un aumento o in una diminuzione della propria attività.

Si ha rimozione positiva o elisione, quando il contribuente colpito dall’imposta intensifica la propria attività per far così fronte , con il maggior reddito ottenuto, agli oneri impositivi.

Nessun danno ne viene al fisco, al quale, anzi, si offre maggior materia imponibile, e se ne avvantaggia anche la produzione economica.

Si ha rimozione negativa quando il contribuente diminuisce il proprio tasso di attività in modo da ridurre il proprio imponibile e subire quindi un minor prelievo d’imposta.

Si parla anche di rimozione negativa nel caso in cui il contribuente, per limitare oppure evitare del tutto l’onere dell’imposta di consumo (ad esempio l’IVA)  su un certo bene, ne acquista una minore quantità o rinuncia addirittura all’acquisto.

Il risultato è sempre negativo, sia per il fisco, in quanto diminuiscono le entrate, sia per il mercato in quanto si contrae la produzione.

 

LA CURVA DI LAFFER

Gli effetti di evasione, elusione e rimozione dell’imposta, sono tanto più frequenti quanto più  e gravosa la pressione tributaria. Di conseguenza , l’applicazione di aliquote eccessivamente elevate può rivelarsi controproducente per il fisco, in quanto fa diminuire il gettito delle entrate. L’economista Arthur Laffer ha dato una valida rappresentazione grafica del fenomeno, nota come “Curva di Laffer”.

 

 

  

la traslazione dell’imposta

E’ il processo economico mediante il quale il contribuente riesce a riversare l’onere dell’imposta che ha pagato, su un altro soggetto, il quale ne sopporta effettivamente il peso.

Il trasferimento dell’imposta avviene mediante una modificazione del prezzo. E

esempio tipico è l’imposta di fabbricazione, che viene trasferita dal produttore al consumatore mediante l’aumento del prezzo del bene prodotto.

 La traslazione non reca danno al fisco, in quanto l’imposta finisce con l’incidere su persone diverse e viene effettivamente pagata.

Si creano però distorsioni sul piano dell’equità tributaria e della politica economica.

A volte il legislatore se ne avvale per realizzare determinati interventi sul mercato, per esempio si vuole ottenere un aumento dei prezzi per ottenere una diminuzione dei consumi e quindi una riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Un ulteriore importante distinzione riguarda la direzione del processo traslativo.

Si parla infatti di traslazione in avanti, all’indietro e obliqua.

-  La traslazione in avanti  è il caso più frequente e si ottiene mediante l’aumento del prezzo , operato dal venditore ai danni del compratore.

 

- La traslazione all’indietro  si verifica quando l’imposta va a gravare sul venditore mediante la richiesta di sconti del cliente compratore. Supponiamo una nuova imposta di immatricolazione sulle automobili dell’importo di 500.000 lire. I compratori potranno evitare questo costo aggiuntivo ottenendo sconti sul prezzo d’acquisto dalle concessionarie: queste ultime potranno accettare di farsi carico dell’onere effettivo d’imposta, pur di evitare un calo delle vendite.

Altro importante esempio è l’ammortamento dell’imposta che vedremo in seguito.

 

Si parla infine di traslazione obliqua quando il contribuente di diritto (o percosso) trasferisce l’onere d’imposta ad altri soggetti (incisi) mediante variazioni nel prezzo di beni diversi da quelli colpiti dal tributo e da un ramo ad un altro della produzione.

Per esempio, per far fronte all’aumento della benzina si ottiene la diminuzione del prezzo delle macchine. Il bene colpito è la benzina e il prezzo che varia è quello delle automobili.

I soggetti “incisi” che sopportano l’onere effettivo del tributo sono le case produttrici di autovetture.

 

 

La traslazione in regime di concorrenza perfetta 

Nel regime di concorrenza perfetta operano numerosi piccoli venditori non in grado di influire sul prezzo di vendita e sulle quantità prodotte che risultano influenzate esclusivamente dal gioco della domanda e dell’offerta.

La merce è omogenea ed è garantita a tutti gli operatori la libertà di accedere o uscire dal mercato.

In regime di concorrenza perfetta il trasferimento dell’imposta avviene con modalità differenti a seconda che si tratti di imposta speciale oppure di imposta generale e a seconda della elasticità della domanda nel settore.

- L’imposta speciale colpisce solo alcuni settori: gli investimenti si rivolgono nei settori in cui l’imposta è meno elevata.

- L’imposta generale colpisce tutti i settori. L’imposta non viene trasferita in quanto l’imprenditore non ha interesse a trasferire i suoi capitali, dato che tutti i settori sono colpiti dall’imposta nella stessa misura.

- L’elasticità della domanda misura la reazione della domanda al variare del prezzo dei beni. La traslazione è tanto più alta quanto più la domanda è rigida. Presenta domanda rigida  un bene primario qual’è il pane.   Presentano domanda elastica beni superflui come i profumi.

 

La traslazione in regime di monopolio

Il monopolio è un mercato in cui opera una sola impresa, che controlla quindi l’intera produzione. Il prezzo è stabilito dal venditore monopolista .

E’ anche questa una forma di mercato puramente ideale, un modello astratto che raramente trova riscontro nei mercati reali.

Il comportamento del monopolista dipenderà dalle specifiche caratteristiche dell’imposta.

- Imposta fissa: non è conveniente trasferirla aumentando il prezzo, al monopolista conviene continuare a vendere allo stesso prezzo di prima, perché se aumentasse il prezzo subirebbe una più forte diminuzione del profitto a causa dell’inevitabile calo delle vendite;

- Imposta proporzionale al profitto: non è conveniente trasferirla aumentando il prezzo, aumentando il prezzo subirebbe una diminuzione delle vendite e sarebbe comunque tenuto al pagamento di un certo ammontare d’imposta;

- Imposta proporzionale alla quantità prodotta: il monopolista ha convenienza a ridurre la produzione o a elevare il prezzo e trasferire l’imposta. Sulle unità prodotte in meno conseguirà un risparmio d’imposta che potrà più che compensare il minor guadagno.

 

La traslazione in regimi intermedi di mercato

I poli estremi della concorrenza perfetta e del monopolio sono forme di mercato difficilmente riscontrabili in realtà. Nella maggior parte dei casi, i mercati reali esistenti nelle moderne economie industriali sono mercati intermedi, che presentano cioè simultaneamente caratteristiche sia di tipo concorrenziale che di tipo monopolistico e che possono essere ricondotte alle due forme principali della concorrenza monopolistica e dell’oligopolio.

Concorrenza monopolistica I diversi produttori offrono prodotti simili e non identici, caratterizzati da differenze reali o “immaginarie” (indotte dalla pubblicità). In conseguenza della differenziazione del prodotto, ogni impresa può contare su un certo potere di mercato. Potrà perciò aumentare il prezzo di vendita, entro certi limiti, senza che le vendite cadano a zero (come accadrebbe in concorrenza perfetta). Tuttavia la perfetta libertà di entrata che caratterizza la concorrenza monopolistica, produce nel lungo periodo una condizione di equilibrio analoga a quella della concorrenza perfetta , in particolare per quanto riguarda l’impossibilità di conseguire extraprofitti.

Oligopolio. E’una forma di mercato in cui operano poche imprese, ognuna delle quali è in grado di offrire una quota rilevante della produzione totale.  Le imprese “rivali” potranno a volte trovare conveniente “farsi la guerra”, praticando prezzi di vendita sempre più bassi.

In entrambi i casi della concorrenza monopolistica e dell’oligopolio i fattori che influenzano la traslazione sono molti e di difficile identificazione, in quanto intervengono molte forze.

Per questo anche le teorie tradizionali della traslazione non le prendono in considerazione.

Si studiano i casi teorici con ipotesi schematiche. Es. se il mercato è dominato da una sola grande impresa leader, le possibilità di traslazione si avvicinano a quella studiata per il monopolio, viceversa se le quote di mercato delle diverse imprese oligopolistiche sono abbastanza simili, il modello si avvicina a quello studiato per il regime di concorrenza perfetta.

 

  

L’ammortamento

effetto che si ha nel caso in cui l’introduzione di una nuova imposta colpisca il reddito derivante da un bene patrimoniale (terreni, fabbricati, rendite perpetue, ecc.). L’effetto consiste nella diminuzione del valore  del bene colpito.

Il valore del bene si riduce  in misura uguale all’ammontare dell’imposta capitalizzata al saggio di interesse corrente.

L’onere d’imposta risulterà interamente a carico del venditore e si tradurrà in una diminuzione del prezzo d’acquisto. (Traslazione all’indietro).

Es. un terreno di valore 100.000.000 ad un tasso di interesse del 10% frutta una rendita annua di 10.000.000. Se viene introdotta un’imposta annua  del 20% sul reddito dei fabbricati, l’imposta inciderà per 2.000.000 e il reddito dei fabbricati scenderà a 8.000.000.

L’ammortamento (la diminuzione del valore di mercato del bene) sarà  20.000.000 pari al valore dell’imposta capitalizzata al saggio di interesse  2.000.000X100/10    .

Il nuovo rendimento netto del terreno sarà pari  all’8% . Il valore del terreno si riduce a 80.000.000 , cioè fino al punto di offrire un tasso di rendimento pari a quello del 10% ottenibile dagli investimenti alternativi

 

La diffusione dell’imposta

Gli effetti di una imposta che colpisce un dato settore, si propagano  dapprima ai settori contigui e poi gradatamente a tutto il mercato.

Es. l’introduzione di una imposta su un bene di consumo ne aumenta il prezzo. e determina l’aumento della domanda dei beni succedanei. Nel settore colpito si verificherà una diminuzione degli investimenti e dell’occupazione, mentre il contrario si verificherà nel settore che produce il bene succedaneo. In quest’ultimo settore i prezzi aumenteranno, la domanda tenderà a modificarsi, innescando così una reazione a catena nell’intero sistema.