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DAL PECCATO ALLA SANTITÀ

 

 

È apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell’attesa della beata speranza.  (Tt 2,11-13).

 

Sostenuto dallo Spirito Santo, il cristiano entra nel difficile cammino che conduce dal peccato alla santità. Confidando nella misericordia di Dio, rivelata in Gesù Cristo, si riconosce peccatore, si converte, cerca di crescere verso la perfezione della carità mediante la preghiera e i sacramenti, la purificazione e il dominio delle proprie tendenze, il servizio degli altri e l’esercizio delle virtù.
Solo così può sperare di entrare in Paradiso. Perchè coloro che entrano in Paradiso devono essere Santi al cospetto di Dio.

 

PECCATO E CONVERSIONE

 

Riconoscersi peccatori

 

Chiamati a camminare secondo lo Spirito, seguendo Cristo, per andare al Padre, dobbiamo uscire e allontanarci sempre più dalla schiavitù del peccato e progredire nella libertà dei figli di Dio.Innanzitutto dobbiamo riconoscerci peccatori. “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa” (1Gv 1,8-9). Siamo tutti peccatori, di fatto o potenzialmente. Riconoscersi peccatori è già un dono di Dio, un atto possibile solo alla luce della fede, una difficile vittoria sulla tendenza all’autogiustificazione.Tra la nostra gente il senso della colpa morale è ancora assai diffuso; ma riguarda solo alcuni peccati, come la violenza, la calunnia, la bestemmia. La mentalità razionalista e secolarizzata tende a ridurre molti disordini morali a deviazioni dalle convenzioni sociali, a errori da guardare con indulgenza, a debolezze da comprendere. Irride volentieri a quelli che considera tabù ereditati dal passato. Esalta la trasgressione come affermazione di libertà. La fede ci fa riconoscere molte forme di peccato che sfigurano l’uomo, immagine di Dio. La fede ci rivela la malizia profonda del peccato. Esso è infedeltà all’alleanza, rifiuto dell’amore di Dio, ingratitudine, idolatria.


La conversione

Mentre smaschera il peccato, la fede ci fa conoscere la misericordia di Dio; mentre abbatte l’orgoglio e la presunzione, ci solleva dallo scoraggiamento e dalla disperazione.Dio ama i peccatori, prima ancora che si convertano. Li va a cercare, come il pastore cerca la pecora smarrita. Li converte e li rende giusti. Da soli non riuscirebbero mai a liberarsi dal peccato: prigionieri di un egoismo tenace e di una logica tutta terrestre, immersi in un contesto sociale corrotto, non potrebbero mai rovesciare il proprio centro di interesse e i propri criteri di valutazione; morti alla vita di comunione con Dio, non potrebbero mai risuscitare se stessi. Ma lo Spirito Santo li raggiunge con la sua forza e li guida sulla via del ritorno: cooperando con la sua grazia, essi prendono coscienza dei loro peccati, ne provano rimorso, si aprono alla fiducia, al desiderio di riconciliarsi con Dio. Finalmente viene il momento in cui rinnegano il peccato, assumono un progetto di vita conforme al vangelo ed entrano in un atteggiamento filiale verso Dio e fraterno verso il prossimo. È la conversione fondamentale, la giustificazione.

 

Conversione continua


Una volta convertiti dobbiamo convertirci ancora. “La conversione si esprime fin dall’inizio con una fede totale e radicale, che non pone né limiti né remore al dono di Dio. Al tempo stesso, però, essa determina un processo dinamico e permanente che dura per tutta l’esistenza, esigendo un passaggio continuo dalla “vita secondo la carne” alla “vita secondo lo Spirito”. Dobbiamo renderci conto della precarietà della vita nuova in noi, sempre bisognosa di uno speciale aiuto di Dio. Questa umile consapevolezza costituisce il fondamento permanente del nostro cammino: “Il primo passo è l’umiltà; il secondo passo è ancora l’umiltà; il terzo ancora l’umiltà; e per quanto tu chieda, io darò sempre la stessa risposta: l’umiltà”.Dobbiamo ritenerci ancora lontani dalla meta e progredire verso di essa. “Fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda” (2Cor 13,11). La carità vuole crescere. Chi rinuncia deliberatamente a progredire, non ha la carità; è ancora schiavo del peccato. Il progresso poi consiste nel cercare di evitare ogni peccato , e nel fare il bene con motivazioni sempre più pure. Se da un lato dobbiamo impegnarci seriamente nel cammino della perfezione, dall’altro occorre essere pazienti. Ordinariamente il cammino procede faticoso e lento; conosce crisi, ritardi, ricadute. Una certa distanza tra l’ideale e la prassi rimarrà sempre. Riconoscere lucidamente la propria debolezza serve per rimanere umili, per essere miti con gli altri, per confidare in Dio, che ci ama così come siamo. Il cammino, a parte vocazioni molto particolari, non deve essere solitario. I fratelli sono poveri come noi, ma sono cooperatori di Dio per la nostra santificazione. È importante l’inserimento in un gruppo di formazione, in una esperienza concreta di Chiesa. Infine, il cammino spirituale per non rimanere velleitario, deve darsi un’appropriata disciplina. Contro la pigrizia e le eventuali crisi di scoraggiamento occorre seguire un programma personale di vita, realistico, commisurato alle proprie possibilità, flessibile, ma con alcuni punti fermi. Ognuno deve camminare con il suo passo, ma con perseveranza.

CAMMINO DI PREGHIERA, DI PURIFICAZIONE, DI ESERCIZIO DELLE VIRTU’

Ogni cristiano ha un suo proprio cammino spirituale, ma alcune linee generali sono comuni a tutti. Secondo il concilio Vaticano II, la via che conduce alla perfezione della carità, cioè alla santità, comprende esperienze di preghiera, di purificazione e dominio di sé, di esercizio delle virtù e servizio del prossimo.

Necessità della preghiera


La preghiera ha una incidenza senza pari nello sviluppo della vita cristiana.“Senza la luce di Dio nessun uomo si salva. Essa fa muovere all’uomo i primi passi; essa lo conduce al vertice della perfezione. Perciò se vuoi cominciare a possedere questa luce di Dio, prega; se sei già impegnato alla salita della perfezione e vuoi che questa luce in te aumenti, prega; se sei giunto al vertice della perfezione e vuoi ancora luce per poterti in essa mantenere, prega; se vuoi la fede, prega; se vuoi la speranza, prega; se vuoi la carità, prega; se vuoi la povertà, prega; se vuoi l’obbedienza, la castità, l’umiltà, la mansuetudine, la fortezza, prega. Qualunque virtù desideri, prega”. La preghiera è necessaria per salvarsi; a maggior ragione lo è per giungere alla perfezione. È il primo mezzo, efficacissimo e accessibile a tutti. Ci ottiene la grazia di Dio e ci dispone ad accoglierla. Alimenta in noi una mentalità di fede e ci aiuta a discernere la volontà di Dio. A lungo andare trasforma la nostra personalità e innalza la stessa vita ordinaria a dialogo con Dio, facendone una risposta consapevole di amore.


Consigli per la preghiera


Non serve a niente pregare a lungo, ripetendo e accumulando formule vuote. La preghiera privata vocale ha senso se è finalizzata a suscitare fervore. Proprio perché mira a destare il fervore del sentimento e della volontà, ha grande importanza quella riflessione affettiva che si chiama meditazione. Essa dispone a ricevere più fruttuosamente i sacramenti, libera dalla superficialità, provoca una conversione seria. Sant’Alfonso Maria de’ Liguori afferma che la meditazione è incompatibile con il peccato: o si lascia presto l’orazione mentale o si lascia presto il peccato.

Disciplina interiore

Dalla preghiera riceve energia l’impegno assiduo di purificazione, dimensione essenziale del cammino spirituale. Nel nostro cuore si scontrano il desiderio del bene e le inclinazioni disordinate, lo Spirito di Dio e l’egoismo: La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste” (Gal 5,17). La purificazione della mente consiste nel coltivare una conoscenza oggettiva e una riflessione rigorosa, nel maturare salde convinzioni e idee guida capaci di risvegliare l’amore a Dio, nel rafforzare la volontà compiendo il bene anche con sacrificio.

Esercizio delle virtù

Questo lavoro complesso e paziente di purificazione va verso una progressiva unificazione e dilatazione interiore. Non si tratta di fare il vuoto o di annullare se stessi, alla maniera delle tradizioni ascetiche orientali, ma di acquistare il dominio di sé, per essere veramente liberi di donarsi a Dio e ai fratelli, per conformarsi sempre più a Cristo crocifisso e risorto. La carità non ci rende indifferenti, ma capaci di amare tutti appassionatamente in Dio; non ci sottrae alla storia, ma ci immerge in essa. Per questo insieme alla preghiera e alla disciplina ascetica, dobbiamo coltivare un atteggiamento di accoglienza e di dedizione verso il prossimo. Di qui la necessità di gesti frequenti e generosi di premurosa attenzione, di servizio, di condivisione e di perdono. La crescita della carità è dono dello Spirito Santo; ma noi dobbiamo disporci ad essa con atti fervorosi di amore e con l’esercizio sempre più esigente delle virtù umane, che danno consistenza e corpo alla carità. La santità cristiana si incarna nella concretezza della vita quotidiana. Porta a far bene tutto quello che si fa, a concentrarsi sul momento presente, a non fare l’abitudine alle cose ordinarie. Una grande santità può maturare attraverso le piccole cose di ogni giorno.

PASSO SPEDITO VERSO LA META

“Non che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo” (Fil 3,12).


Il progresso della vita spirituale è dono di Dio, a cui il cristiano è chiamato a cooperare. Accogliendo i primi doni, ci disponiamo a riceverne di più grandi: è questo il concetto di merito.Più ci avviciniamo a Dio e più camminiamo speditamente: compiere il bene diventa sempre più connaturale e spontaneo. La pratica della carità e di tutte le virtù è sempre più sostenuta dai doni dello Spirito Santo, come una nave che avanza a vele spiegate, sospinta più dalla forza del vento che dalle braccia dei rematori. Si giunge così alla perfetta unione sponsale con Dio nella carità: unione non intimistica, ma aperta all’amore di tutte le creature, nella semplicità della vita quotidiana. Le modalità di attuazione sono estremamente varie.


“Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”
(Gal 5,22).

RIFLETTERE E INTERROGARSI


Lo smarrimento del senso del peccato è, in definitiva, perdita del senso pieno della propria dignità umana e della relazione con Dio. La coscienza di essere peccatori non si può ridurre a un senso soggettivo di colpa. Solo nella fede è comprensibile la gravità del peccato quale disubbidienza al disegno di Dio e fallimento dell’uomo. Solo alla luce della chiamata alla santità si può comprendere il male provocato dal peccato e aprirsi al desiderio della conversione e del perdono, resi possibili dall’amore e dalla misericordia di Dio.

 

•  Che cosa significa per noi la coscienza di essere peccatori?

•  Quali situazioni di peccato, a livello personale e sociale, ci interpellano nella fede per una reale conversione?

•  Come considerare il peccato alla luce del perdono di Dio e della sua chiamata alla santità?

•  Che cosa comporta e come si può attuare un cammino di continua conversione?


PER LA RIFLESSIONE PERSONALE

 

ASCOLTARE E MEDITARE LA PAROLA

 

Si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù.

(Rm 3,21-26)

 

Si può leggere anche:

(Sap 14,22-29)                           Dalla radice dell’incredulità deriva una moltitudine di peccati.

(Os 14,2-10)                               Appello e promessa di conversione.

(Ef 4,17-5,20)                             Revisione di vita.

(Ap 3,14-22)                               Uscire dalla mediocrità.

(Sal 51,1)                                    Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia.

 

Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te; gustai, e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace. (SANT’AGOSTINO, Confessioni, 10, 27, 38)

 

PREGARE E CELEBRARE

 

Beato l’uomo a cui è rimessa la colpa, e perdonato il peccato.

Beato l’uomo a cui Dio non imputa alcun male e nel cui spirito non è inganno.
Ti ho manifestato il mio peccato, non ho tenuto nascosto il mio errore.
Ho detto: “Confesserò al Signore le mie colpe”e tu hai rimesso la malizia del mio peccato.

Per questo ti prega ogni fedele nel tempo dell’angoscia.

Quando irromperanno grandi acque non lo potranno raggiungere.
Tu sei il mio rifugio, mi preservi dal pericolo, mi circondi di esultanza per la salvezza.
Gioite nel Signore esultate, giusti, giubilate, voi tutti, retti di cuore. (Sal 32,1-2.5-7.11)

 

PROFESSARE LA FEDE

“Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati,[Dio]che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa” (1Gv 1,8-9).

“Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia”
(Rm 5,20): il vangelo è denuncia del male, e più ancora annuncio di grazia. Il peccato, che offende Dio e corrompe la vita dell’uomo, è stato vinto da Cristo morto e risorto. Confidando nel suo aiuto e nella misericordia del Padre, anche noi possiamo e dobbiamo vincere il male e continuamente convertirci al bene.

Peccato mortale è scegliere consapevolmente e volontariamente una cosa gravemente contraria alla legge divina e al fine ultimo dell’uomo. Se non ci si pente, esso conduce alla morte eterna perché distrugge in noi la carità, senza la quale la beatitudine eterna è impossibile.

Da una fede sincera derivano la tristezza per il peccato, la fiducia nella bontà del Padre e il deciso impegno di fuggire il male e tendere al bene, con la preghiera, il dominio di sé, la carità.