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Stella Laudadio

 

Aggiornato il 20/1/2012

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Anno che va, anno che viene


ANNO CHE VA, ANNO CHE VIENE

Stella Laudadio


Nella notte Santa abbiamo ammirato l’evento che ha cambiato la Storia, e che Luca ha narrato in soli due versetti “mentre si trovavano là giunse per Lei il tempo di partorire e diede alla luce il suo primogenito (2,6-7)”.
E così, di giorno in giorno, ci ritroviamo ancora a fare i conti con un anno che, inesorabilmente è morto, e un altro che inesorabilmente avanza. Ogni volta ci chiediamo come è potuto accadere: sembra ieri… invece è passato un anno. Ci ritroviamo a misurare la nostra dimensione del tempo, le giornate che viviamo, scandite da impegni, le stagioni che si accavallano e si superano con velocità vorticosa, colme di attività. Un tempo senza respiro insomma! Fare un bilancio di fine anno non è facile. Il sussulto degli ultimi avvenimenti è forte: la strage dei Cristiani in Nigeria, una tragedia rivelatrice dei difficili rapporti tra il mondo islamico e la democrazia; la lenta agonia dei popoli del Corno d’Africa, consumata nell’indifferenza del mondo; la barbara uccisione del missionario don Fausto Tentorio nelle Filippine; la brutale violenza delle grandi convivenze urbane. Abbiamo assistito alle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia; al tracollo economico-finanziario di diverse nazioni europee, alla crisi pesante che ha investito l’Italia e l’Unione Europea, divenuta passiva spettatrice dei processi mondiali, terra del tramonto? (Heidegger). La post-modernità ha inoltre frantumato il concetto di persona e di individuo. Luigi Parejson e Paul Ricoeur avvertono: Bisogna guardare alle cose con l’occhio del Crocifisso attraverso l’istanza della libertà e della coscienza insita nell’idea cristiana di persona. Ogni inizio d’anno mi tornano in mente le parole di Kohelet “Ciò che è stato è quello che sarà / e ciò che si è fatto è quello che si farà /: niente di nuovo avviene sotto il sole” (1,9). È senz’altro una sentenza di buon senso, poiché nessuno crede davvero che l’anno nuovo possa portare in assoluto cose nuove. Accadrà, come sempre, che gli uomini gioiranno anche se nuove e diverse saranno le gioie; capiterà loro di soffrire, anche se diversi e nuovi saranno i dolori... In un tale orizzonte cosa vuol dire sperare? Il rapporto con Dio come è presentato dalla Bibbia, si riassume in una tensione di speranza. Lo psicologo E.Fromm fa notare quando la speranza è scomparsa la vita è finita. Per gli etologi l’uomo è la tragedia della terra. Eppure, dentro la tragedia, il Coro di Antigone così cantò: Vi sono molte cose mirabili nel cosmo, ma la più meravigliosa di tutte è l’uomo. Gli angeli del Natale hanno accostato insieme la gloria dei cieli e la pace in terra agli uomini amati da Dio.
L’anno nuovo, il nuovo tempo, il tempo che resta non è un tuffo cieco nel destino che verrà: la speranza è perfetta letizia. Quando la Chiesa, anche nelle situazioni più difficili, continua a pregare per la pace, ci insegna che non rinuncerà mai alla speranza di un mondo riconciliato. È da questa preghiera che nasce la speranza e sgorgano comportamenti e visioni di pace. In una tonalità più profana e quotidiana, ancora Kohelet insegna: “Chi bada al vento non semina / e chi osserva le nuvole non miete (11,4)”.

 

 

 

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